Palazzo Rusconi poi Maldura ora sede municipale

 

 

 

Veduta del palazzo Rusconi poi Maldura prima della sistemazione attuale

 

 


 

,La contessa Fanny Rusconi, a mezzo del marito, cedette in affitto il suo palazzo nel 1866 al comune per il misero canone annuo di l. 350 . Tra il 1868 e il 1883 fu sindaco di Pernumia lo stesso conte Bertucci Maldura, poi si alternarono a reggere le sorti del paese i funzionari di una o dell’altra proprietà Maldura. La loro amministrazione fu caratterizzata dalla politica di rigida economia che già era stata di norma durante la gestione austriaca e che, nella nuova realtà italiana, rispecchiava lo sforzo del governo centrale rivolto a risanare la disastrosa situazione finanziaria dello Stato. La prima preoccupazione degli amministratori del tempo fu sempre di portare a pareggio il bilancio, per cui ogni iniziativa di certo rilievo veniva facilmente soffocata da rinvii, dubbi e difficoltà a non finire, mancando del tutto la volontà politica di concludere. E se qualcosa riusciva ad arrivare in porto, tutti se ne vantavano come di una conquista memorabile. Cosi la realizzazione del pozzo alla Casona fu dal nostro municipio esaltata come un’ impresa straordinaria e per lungo tempo se ne parlò e se ne fece memoria nei verbali. In questo contesto si capiscono le quindicennali remore per acquistare il palazzo dell’attuale sede municipale dallo stesso conte Bertucci Maldura, che nel 1875 lo aveva comprato dalla moglie Fanny Rusconi e comprendeva la villa, le adiacenze e il brolo affittato alla famiglia Colò. Alla fine, per correttezza, il sindaco si dimise adducendo motivi di salute e l’età; ciò pur essendo vero, la ragione di fondo fu facilmente intuibile. La vendita del palazzo era una necessità per il conte Maldura: egli si trovava ad avere l’ immobile vincolato al comune per un contratto di affitto fatto ancora nel 1867 con un canone di favore, ed era moralmente impedito a chiederne l’aggiornamento. Preferì alienare la casa col terreno annesso, formulando un prezzo che superò di 2.900 lire quello della stima eseguita dal perito incaricato, ma dal quale non recedette di una lira. Il consigliere Leoni, nella seduta del 6 novembre 1883, affermava: In altri tempi si sarebbe trovato nel venditore, sempre ed anche oggi di squisitamente gentile, uno spirito piu’ generoso e conciliativo, ma, che volete?! Quasi si sarebbe tentati a credere essere vero che il mondo peggiorando invecchia. Tuttavia più avanti lo stesso consigliere cercava di convincere i colleghi che non c’ era altra maniera di risolvere il problema che accettare il prezzo fissato dal venditore. Alla fine, il 7 dicembre 1885, la compravendita fu conclusa al prezzo di l. 19.000.